Coronavirus: 2 calciatori su 10 a rischio di disturbi psicologici - I AM CALCIO SALERNO

Coronavirus: 2 calciatori su 10 a rischio di disturbi psicologici

Il prof. Aiace Rusciano
Il prof. Aiace Rusciano
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L’epidemia da coronavirus lascerà dietro di sé uno strascico di disagi legati allo stress che ha prodotto nella popolazione. Il Covid-19 è un nemico invisibile che è entrato nelle nostre vite e che ha tutte le caratteristiche per aumentare i disturbi psicologici da stress. Tutti, nessuno escluso, compresi i protagonisti del mondo del calcio. Ma mentre i tifosi sono in attesa di scoprire quando potranno rivedere in campo i loro beniamini e la FIGC chiede al governo di riconoscere lo stato di crisi, cosa succede nel cervello dei calciatori? Come stanno vivendo psicologicamente questi momenti di trepidazione? Ma soprattutto quali gli effetti della quarantena sul loro cervello e sulle loro prestazioni mentali? A queste domande vuole dare una risposta il progetto scientifico “Italian Footballer Mental Health during emergency Covid-19. Risks factors and preventive Serie A, B e C Club's actions" diretto dal Prof. Aiace Rusciano con l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR di Padova.

“Il lungo periodo di quarantena dovuto al Covid-19 può avere serie ripercussioni sulla salute mentale dei calciatori. Questo è il rischio più concreto a cui va incontro il mondo del calcio. Purtroppo i Club di Serie A, B e C non lo stanno prendendo sufficientemente in considerazione”. Esordisce così il Prof. Aiace Rusciano, già neuropsicologo e neuroscienziato di AC Milan – Milan Lab, oggi responsabile del Lab di monitoraggio psicofisiologico di AC ChievoVerona, consulente per gli Sport Brain Analytics per la multinazionale dei Big Data Oracle e psicologo di vari campioni dello sport. “Sottovalutare questo rischio potrebbe costare molto caro ai Club, perché la salute psico-fisica degli atleti, in particolare il loro cervello, è il capitale più prezioso” - continua Rusciano.

I Big Data e Brain metrics analizzati dal neuroscenziato attestano che un calciatore presenta mediamente una velocità di elaborazione degli stimoli ambientali di circa 140msec (le persone comuni si aggirano intorno ai 250-300 msec). Nel momento in cui questo va incontro a una fase depressiva o ansiogena sub-acuta – che viene trascurata – i circuiti dei lobi frontali del suo cervello non riescono più a reagire in modo così efficiente. Le conseguenze si vedono in campo: il calciatore arriva in ritardo sul pallone, è più confuso, fa più fatica a leggere il gioco e anticipare le azioni degli avversari. Tutti questi fattori sono direttamente correlati alle prestazioni e al rischio infortunio nella fase di rientro.

“I Club di Serie A, B e C si stanno mostrando estremamente attenti alla propria tenuta economico-finanziaria e alla salute fisica della squadra - conclude Rusciano - ma devono agire utilizzando le tecnologie per smart working anche nel calcio. Le condizioni psicologiche e fisiologiche di ogni calciatore vanno monitorate a distanza grazie alle nuove tecnologie, per farsi trovare pronti in caso di ripartenza del campionato."

Giulio Cardone